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L'8 dicembre del 2010. Una data storica per me perché sto per affrontare il mio primo torneo di poker dal vivo,
dopo soltanto due mesi di esperienza. Sono a Budapest, in uno dei capannoni della fiera cittadina. Mi presento
in largo anticipo al posto dove occorre registrarsi. Il mio tavolo è il numero 8, l'ultimo, ed il posto numero
7, all'angolo, anche se l'angolo in effetti non c'è perche i tavoli sono ovali. Con 15 minuti di ritardo
rispetto all'ora prevista, cioè 15:00, si inizia. Guardo i miei avversari. L'età varia da 25 a 50 anni, circa.
Almeno 4 si conoscono tra di loro; sono di Israele. Il gruppo è vivace, si parla, si scherza, si fanno delle
battute. Un posto è vuoto perché un giocatore non si è presentata; non è che mi dispiace più di tanto. Ognuno
ha avuto 5.000 fiches e i bui iniziali sono 10/20, ma ogni mezz'ora saliranno; ho visto la tabella con il piano
del torneo. Le prime mani; non vedo nemmeno una figura. Sono nervosissimo.
Mi chiedo perché? Non ho pagato niente, pertanto non posso perdere i soldi. Si, mi piacerebbe andare più avanti
possibile, ma sono un realista e so che non è logico aspettare che io arrivi in finale. Prima dell'inizio ho
riflettuto come dovrei giocare, che tattica adattare. Sono un novizio, pertanto devo giocare in modo conservativo,
aspettare le carte buone. Ma dopo un'ora di gioco non ho visto quasi niente. In una trentina di mani il meglio che
avevo era una coppia di 3. Ho chiamato, ma dopo il flop, quando sono iniziate le puntate forti ho foldato, penso
giustamente. Pausa di 10 minuti.
Vado fuori a fumarmi una sigaretta e cerco di rilassarmi. Inizio a parlare con Dvir, un giocatore che vive a Tel
Aviv e che gioca al mio tavolo. Scopriamo di conoscere entrambi un'altra persona che vive là. Finito l'intervallo,
torno al mio posto. Davanti a me ci sono ancora 4.000 fiches e non sono ultimo se consideriamo il bankroll. Siamo
rimasti ancora in 7; è uscito uno solo. Le carte continuano a non volermi bene, ma mi sento molto più rilassato,
faccio anche qualche battuta in inglese. Dopo una ventina di minuti dopo la ripresa è successo: non posso credere
ai miei occhi. Quasi in automatico foldavo le carte, ma adesso vedo davanti a me due re. Che felicità, adesso
sbanco tutto. Sono l'ultimo a parlare e il tizio davanti a me chiama all-in. Il mio cervello si blocca. Non riesco a
prendere una decisione. In effetti, non dovrei nemmeno pensare, due kappa si giocano eccome, ma sento un blocco
mentale. E se perdo, sono fuori: il tizio che ha chiamato all-in ha più gettoni di me. Sento una paura tremenda.
Mi sembra che traspira dalla mia faccia e che se ne sono accorti tutti. Non so cosa fare: la mia mente mi dice una
cosa ed il mio cuore un'altra. Un conflitto che spesso succede anche nella vita. Il cuore ha prevalso, cioè la mia
paura di essere eliminato. Foldo. Non fate commenti, per favore. Già nel momento quando rinunciavo sapevo di
aver commesso un errore madornale, ma in quel attimo non riuscivo ad andare contro me stesso.
Il gioco prosegue. Un tizio davanti punto 1.300. Io ho un asso e un re dello stesso seme ed il mio capitale è sempre
di 4.000. I bui stanno salendo, non posso non giocare anche questa mano. Chiamo all-in. Il mio avversario ci sta
pensando e dice: "so che non dovrei farlo", ma chiama. Ha molte fiches più di me e se perdo sono fuori. Mi sento
stranamente tranquillo. Giriamo le carte. Lui ha un asso e una donna. Sono in vantaggio, sono sempre tranquillo ma
sotto, sotto sento che andrà male. Al flop arriva la donna; lui ha una coppia. Al turn e al river le carte piccole.
Sono fuori. Saluto prima il dealer e dopo il resto del tavolo. Faccio due conti e risulterebbe che sono arrivato 40-esimo
tra 72 partecipanti. Tutto sommato niente male per la prima volta, ma...
Il torneo continua anche il pomeriggio del giorno dopo e lo seguo saltuariamente. Dopo circa 5 ore di gioco si è
arrivato al tavolo finale. I nove magnifici, ma soltanto i primi sette saranno premiati. Si esce velocemente,
prevalentemente quelli con poche fiches rimaste. I bui salgono ed il gruppo si assottiglia sempre di più. L'ultimi
due decidono chi sarà il vincitore. Si risolve tutto già nella prima mano con un all-in e abbiamo il vincitore, non
so di dove è. Con il premio in denaro anche il braccialetto d'oro bianco con i brillanti, del valore dichiarato di
5.000 dollari statunitensi.
Scrivo questo articolo due mesi dopo l'evento e non riesco a smettere di analizzare l'accaduto. Non ho niente da
rimproverarmi sulla mia ultima giocato, dove sono uscito e penso che ogni professionista mi darebbe ragione. Ma
quel fold di due kappa non smette a turbarmi e mi chiedo come poteva andare a finire il mio primo torneo di poker
dal vivo se non avessi fatto quella cavolata.
POKER
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