Titolo dell’originale: The hitchhiker’s guide to the galaxy, 1979
Letto nel Marzo 2009
Mi è difficile collocare questo libro in una delle solite categorie. Sarebbe un romanzo di fantascienza, ma di scienza se ne
trova poca, cioè c’è tanta, ma non quella terrestre che noi conosciamo. In effetti, lo spazio galattico molto ampio, nel quale
la storia si svolge è quasi del tutto inventato ed è un ottimo ambiente per trattare il tema del libro: l’assurdità di porsi troppe
domande sulla vita e l’angoscia per l’impossibilità di trovare le adeguate risposte. Qui, aggiungerei io, a volte si danno delle
risposte che sono ancora più complicate e più assurde delle domande che ci poniamo.
Il libro, nato da una serie radiofonica della BBC di enorme successo, è scritto in un modo divertente ed è pieno di battute
che sicuramente era molto difficile tradurre in italiano, visto che lo humor inglese è un po’ particolare. Per questa ragione
c’è anche qualche nota in piè delle pagine che spiega alcuni passaggi non immediatamente chiari in italiano.
I quattro personaggi del libro sono Arthur Dent, un terrestre, più precisamente un inglese, Ford Perfect, un extraterrestre del
pianeta Betelgeuse, collaboratore della Guida galattica, Zaphod Beebbblebrox, presidente del governo galattico imperiale e
cugino di Ford, e Trillian, compagna di Zaphod.
La casa di Arthur deve essere demolita per far passare una tangenziale, ma succede che la Terra viene demolita dalla flotta
Costruzioni Stradali Vogon per far spazio ad un’autostrada spaziale. Arthur è l’unico terrestre che si salva, cioè lo salva
Ford Perfect. Dopo qualche piccola avventura, i due si trovano su una nuovissima nave spaziale, chiamata Cuore d’Oro,
spinta dalla propulsione d’Improbabilità e rubata dal presidente Zaphod, per cercare il leggendario pianeta Magrathea. Qui
si scopre una sorprendente storia del pianeta Terra, che in effetti è un computer che doveva dare la risposta alla Domanda
Fondamentale sulla Vita, ma è stata distrutta per errore 5 minuti prima che la risposta fosse data. Per assaggiare lo stile
letterario di Douglas Adams, ecco un piccolo paragrafo del libro.
Il prostetnico vogon Jeltz si alzò e sollevò il suo digustoso corpaccio verde, lì sul ponte di comando. Sentiva sempre una
vaga irritazione dopo aver demolito dei pianeti abitati. Sperava che arrivasse qualcuno a dirgli che tutto andava male, così
di poter sfogare i suoi nervi su di lui. Si lasciò cadere pesantemente nel posto di comando, confidando che il sedile si
rompesse dandogli così un motivo vero per essere arrabiato. Ma il sedile emise solo un lamentoso scricchiolio.
- Sparisci! - urlò Jeltz alla giovane guardia vogon che era comparsa sul ponte. La guardia obbedì subito, e si sentì molto
sollevato. Era contenta che così toccasse a qualcun altro riferire la notizia che era appena stata appresa. La notizia era
ufficiale, e diceva ch in quel momento, in una base di ricerca del governo situata sul pianeta Damogran, era stata resa nota
l’esistenza di una nuova, meravigliosa forma di propulsione per le astronavi, propulsione che avrebbe d’ora innanzi reso
perfettamente inutile tutte le autostrade iperspaziali.
La pelle fredda
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