Titolo dell'originale: La pell freda, 2002
Letto nel Aprile 2009
Il protagonista del libro racconta la storia in prima persona. E' un combattente per l'indipendenza
dell'Irlanda. Dopo che l'Irlanda aveva raggiunto la tanto desiderata libertà, lui, che ha combattuto in
seconda linea come organizzatore della lotta, è fortemente deluso come vanno le cose. I governatori
inglesi sono stati mandati a casa e sono arrivati quelli irlandesi, patrioti, ma per la gente comune non è
cambiato niente. Le lotte politiche sono sempre le stesse e la vittima è come sempre il popolo. Qui c'è
già un fatto curioso: lo scrittore è uno spagnolo e si mette nei panni di un irlandese.
Deluso dall'andamento delle cose, vagabonda per l'Europa e alla fine accetta l'incarico dell'ufficiale
atmosferico in un'isola piccola, non abitata e sperduta nell'emisfero meridionale, non lontana
dall'Antartico. Qui dovrebbe passare un anno per misurare gli eventi atmosferici. Arrivato sull'isola
cerca l'ufficiale in carica al quale dovrebbe dare il cambio, ma questo non c'è. La nave che l'ha portato
sull'isola se ne va ed arriva la prima notte che porta con se una grande sorpresa, lui scopre che non è da
solo su quell'isola e la storia diventa particolare, fantastica e anche un po' erotica.
L'autore affronta molti temi morali della vita in generale, i nostri punti di vista preconfenzionati dalla
civiltà nella quale viviamo, non sempre applicabili nelle diverse condizioni. Ecco un pezzo del
romanzo che mi è piaciuto molto e che trasmette l'idea dello scrittore.
Tutti gli occhi guardano, pochi osservano, pochissimi vedono. Ora la guardavo cercando umanità e
trovavo una donna. Né più, né meno, né meno né più. Erano piccole cose ad abbattere le barriere: lei
sorride, è mancina per convinzione, non mi sopporta quando la seguo e la inseguo e si accovaccia per
orinare. Una donna, in conclusione, che traduce in pratica l'idea così europea dell'altrui
ridicolaggine. Io sono il ridicolo che la giudica ancora secondo il metro di un bambino che ignora le
regole dell'età adulta. Prima convivevo con un animale qualunque progresso di civiltà era collegato
all'addomesticamento. Ogni nuovo giorno accanto a lei, ogni ora d'osservazione attenta, riduceva le
distanze a velocità prodigiosa. Ciò che era stato solo presenza diventava convivenza. Quanto più
frequenti erano i miei contatti, tanto più mi costringeva a rapportarmi con lei in una tranquilla
quotidianità. Trasformava i sensi in strumenti affinati e così facendo, interpretandola cioè in una
qualunque forma che non fosse quella animale, lo scenario si trasformava come per effetto di una
pozione magica. E lei apparteneva a un mondo. Lei era loro.
L'eleganza del riccio
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