Titolo dell'originale: American Pastoral, 1997
Letto nel maggio 2010
Pastorale Americana è un romanzo straordinario, difficile da raccontare e non facile da "digerire".
Scritto da Philip Roth apprezzato tanto da lettori e da critici che gli hanno assegnato il premio Pulizer
nel 1998, è ritenuto da molti un capolavoro della letteratura moderna e personalmente condivido questo
giudizio: è un libro che mi ha lasciato qualcosa in eredità. Il libro parla della vita in tutti i suoi aspetti ed i
sentimenti che la accompagnano. La vita è quella di Seymour Levov è la racconta il suo compagno di
scuola, diventato scrittore.
Nathan Zuckerman Seymour, soprannominato "lo Svedese" per il suo bell'aspetto, alto
e biondo, era un ragazzo che tutti ammiravano; un atleta eccezionale, intelligente,
paziente, sempre disponibile ed altruista, che ha sposato una ragazza del New Jersey,
Dawn, che ha vinto il concorso della bellezza ed è diventata Miss New Jersey. Veniva
da una famiglia ebrea benestante che da tre generazioni ha fatto la fortuna nel ambito
della produzione dei guanti che lui ha continuato. Il sogno americano che per lo
Svedese, che ama l'America con tutto il cuore, si è trasformato in incubo a causa di sua
figlia Merry che odia l'America, i propri genitori e tutto quello che loro sono, che fanno
e rappresentano.
C'è la guerra in Vietnam, le manifestazioni contro la guerra e il terrorismo. La società
Americana sta vivendo un brutto momento e la famiglia dello Svedese una tragedia che
la distrugge; Merry a soli sedici anni è diventata terrorista, ha ucciso una persona.
Insieme a quella persona è morto nell'animo anche il padre che non si da pace e cerca,
percorrendo ogni momento dalla nascita della figlia, la risposta alla domanda: perché è
successo e qual'è la causa che ha scatenato tutto questo. La risposta non la trova, ma si
rende conto che il suo mondo perfetto, che lui ha costruito, non è la realtà che lo
circonda e le persone non sono quelle che sembrano di essere. Anche lo Svedese,
nonostante il suo aspetto ancora bello e curato e la vita rifatta con altri figli, non è
quello che sembra. Philip Roth scrive in un modo coinvolgente ed ecco un piccolo
assaggio.
Che gli uomini fossero creature multiformi non era una novità per lo Svedese, anche se
era sempre un po' uno choc doverlo constatare nuovamente ogni volta che qualcuno ti
dava una delusione. Ciò che lui trovava stupefacente era il modo in cui gli uomini
sembravano esaurire la propria essenza - esaurire la materia, qualunque fosse, che li
rendeva quello che erano - e, svuotati di se stessi, trasformarsi nelle persone di cui un
tempo avrebbero avuto pietà. Era come se, mentre la loro vita era ricca e piena, essi
fossero, in segreto, stufi di se stessi e non vedessero l'ora di liberarsi del loro
discernimento, della loro salute e di ogni senso delle proporzioni per passare all'altro io,
il vero io: che era uno stronzo detestabile e completamente illuso. Era come se trovarsi
in sintonia con la vita fosse qualcosa di accidentale che poteva capitare, certe volte, ai
giovani fortunati; mentre, per il resto era una cosa con la quale gli esseri umani non
riuscivano a rapportarsi.
Ali Banana e la guerra
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