Titolo dell'originale: L'élégance du hérisson, 2006
Letto nel Ottobre 2008
A quanto pare, ogni tanto gli adulti si prendono una pausa per sedersi a contemplare il
disastro della loro vita. Allora si lamentano senza capire e, come mosche che sbattono
sempre contro lo stesso vetro, si agitano, soffrono, deperiscono, si deprimono e si chiedono
quale meccanismo li abbia portati dove non volevano andare.
Paloma, una ragazzina di dodici anni con questa riflessione ci introduce nel suo mondo fatto
di pensieri profondi, come lei stessa li definisce, sulla vita ed in particolare sulle stranezze del
mondo degli adulti (e come darle torto). Definisce se stessa di un'intelligenza al di sopra della
media ragion per cui si sente emarginata dai suoi stessi coetanei, delusa dal mondo degli
adulti e prossima al suicidio.
La vita di Paloma si incrocia con l'altra protagonista di questo romanzo, Renée, una sciatta
portinaia, almeno in apparenza ma in realtà un personaggio colto e profondo. Le due
protagoniste si avvicinano una all'altra grazie ad un terzo personaggio, un ex regista
giapponese, Kakuro che farà da collante e che cambierà il destino di entrambe. Il finale è
inaspettato.
Forse all'inizio il romanzo è un po' lento e si fatica a trovare il nocciolo della storia ma poi
diventa sempre più interessante, psicologico e filosofico. A mio parere non è un romanzo
adatto a tutti. Ho sentito dire da molti che non ha trama e quel poco di trama spesso risulta
essere noiosa. Io lo definirei un romanzo da "ricercatori delle anime", per coloro che vanno al
di là delle semplici apparenze quotidiane e questo credo sia anche il messaggio della
scrittrice/filosofa, cioè il messaggio è che nulla è come sembra. L'unica critica che mi sento di
dare è il finale anche se almeno risulta essere meno banale di tanti altri.
Per darvi un ulteriore spunto filosofico, che magari vi farà riflettere o magari vi invoglierà ad
andare in libreria ad acquistare il libro, eccovi un'altra citazione della bambina prodigio che
amo particolarmente.
Stasera, ripensandoci, con il cuore e lo stomaco in subbuglio, mi dico che forse in fondo la
vita è così: molta disperazione, ma anche qualche istante di bellezza dove il tempo non è più
lo stesso. E' come se le note musicali creassero una specie di parentesi temporale, una
sospensione, un altrove in questo luogo, un sempre nel mai.
La custode di mia sorella
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