Lontano da Cuba

di Jose Latour

SpaziOso

BARZELLETTE

LIBRI
Guida galattica
La pelle fredda
L'eleganza del riccio
Custode di mia sorella
Lontano da Cuba
Correndo con forbici
Ero dietro di te
Maestro e margherita
Ozio come stile di vita
Pastorale Americana
Ali Banana e la guerra
Ogni cosa è illuminata
Uomini odiano donne
Ragazza che giocava
La regina dei castelli
Castelli di rabbia
Hanno tutti ragione
Zia Mame
Quattro casalinghe
Contro l'amore
La danza delle realtà
Vari libri

VIDEO MUSICA

FOTO DIGITALI
FOTO DIVERTENTI

CURIOSITA'

POKER

RICETTE

GOSSIP

SARDEGNA
ZAGABRIA
BELGRADO
SARAGOZZA
LAGHI ALPINI
MADRID
BERNINA EXPRESS
TURCHIA
BUDAPEST
BOAVISTA
AMSTERDAM
SUDAFRICA
NAPOLI E DINTORNI
ISOLA DI MAFIA
VALENCIA
COSTA AZZURRA
ORTONA
NAMIBIA
OMAN e DUBAI
TIBET e CINA
ISOLE EOLIE
PRAGA
CAMBOGIA

ALTRI


Titolo dell'originale: Outcast, 1999
Letto nell'agosto 2009

Ho iniziato a leggere questo libro durante la vacanza estiva in Croazia, in spiaggia sotto l'ombrellone. Perfetto! Facilmente leggibile, interessante ed intrigante. Il libro ha circa 340 pagine e dopo due giorni di lettura ho consumato oltre due terzi della storia. Purtroppo, avvicinandomi alla fine cominciava a piacermi un po' di meno, si assomigliava sempre di più ai soliti thriller americani, quelli da due soldi. Così ci ho messo 5 giorni a finirlo e un ottimo voto che avrei dato all'inizio è sceso gradualmente verso un sufficiente - buono. Peccato, perchè prometteva davvero tanto. Ma vediamo un po' la storia.

Elliot Steil è un cubano nato prima della rivoluzione comunista di Fidel Castro, da un matrimonio misto: la mamma cubana e papà americano. Cresciuto tra Cuba e gli Stati Uniti, più precisamente in Florida, ha avuto una bella e tranquilla infanzia. Nella sua età adolescenziale il padre lascia la madre e lui rimane con lei a Cuba, sotto il regime in quanto nel frattempo è scoppiata la rivoluzione. Nell'età adulta fa l'insegnante di Inglese in una scuola superiore e non se la cava bene nella società che sospetta di tutti, specialmente se hanno avuto un padre americano. Si dedica al suo lavoro, alle donne e spesso anche alla bottiglia di rum, sognando di scappare via da Cuba per poter vivere degnamente la sua vita. E un giorno gli capita una strana occasione per scappare negli Stati Uniti. Gli si presenta un uomo dicendogli di essere un amico di suo padre che è defunto poco tempo prima e che per il rimorso di non avere supportato suo figlio durante la sua vita ha chiesto a questo uomo di portarlo in Florida. Si parte da Havana con uno yacht.

Fino a questo punto un romanzo proprio tranquillo ma molto bello, con le descrizioni della vita quotidiana cubana e tutte le problematiche e le umiliazioni che un abitante di Cuba deve affrontare per andare avanti. Visto che nel 2005 ho trascorso due settimane in questo paese, il libro mi è piaciuto ancora di più perchè riconoscevo certi posti dove si svolgevano gli avvenimenti. Dalla menzionata attraversata nello yacht inizia il thriller, colpi di scena, inizialmente molto convolgenti e interessanti, ma verso la fine del libro diventano un po' forzati, prevedibili e già visti, scusate letti. Ho capito il motivo di tutti i guai di Elliot almeno 50 pagine prima di lui e questo per un thriller non è il massimo. Sembra che lo scrittore non ha avuto l'ispirazione a sufficienza per finire in grande stile. Comunque, sotto l'ombrellone non è tanto male.

Lo scrittore è un cubano, nato nel 1940. In questo libro, il suo primo in inglese (precedenti erano ovviamente in spagnolo) descrive in modo poco superlativo la vita a Cuba, ma anche oggi vive a Cuba. Ed è questo che mi fa nascere in modo spontaneo la domanda: ma come mai riesce a criticare il regime e stare ancora in libertà? Addirittura, è il presidente degli scrittori thriller d'America. Molti a Cuba per molto meno finivano in prigione. Da una mia piccola indagine risulterebbe che era un membro dell'establishment cubano ed ecco la ragione per la quale a lui è stato permesso qualcosa che normalmente agli altri è fortemente vietata: criticare la rivoluzione.

Si sarebbe recato alla prima stazione di polizia e avrebbe raccontato la sua storia. Il nome di quel bastardo era davvero Gastler? Lui aveva visto solo una patente di guida, una carta di credito e un biglietto da visita probabilmente con false generalità per evitare di lasciare tracce all'hotel e al noleggio della macchina a Cuba. L'assassino aveva pagato in contanti al Floridita e al Morambon. Aveva sentito che nel tentativo di aiutare i cittadini americani di aggirare le leggi del ministero del Tesoro, gli ufficiali dell'immigrazione cubana non timbravano i passaporti, così era anche possibile che avesse utilizzato un passaporto falso, esaminato frettolosamente.

Correndo con forbici